Tartaruga marina
Caretta caretta
Rettile marino in via di estinzione. Vive nei mari italiani, nidifica su alcune coste protette. Specie strettamente protetta: contatto e cattura sempre vietati.
Da sapere: Se ne trovi una in difficoltà, chiama la Guardia Costiera (1530)
Scheda tecnica
- Nome scientifico
- Caretta caretta
- Stato di protezione
- In via di estinzione
Chi è
Immagina di percorrere migliaia di chilometri in mare aperto, attraversare interi oceani, sopravvivere per decenni, e poi — quando arriva il momento più importante della tua vita — tornare esattamente sulla stessa spiaggia dove sei nata. Non una simile: la stessa. Quella con il profilo magnetico unico che hai memorizzato appena uscita dall'uovo, decenni prima. La tartaruga marina comune, Caretta caretta, fa proprio questo, e lo fa da oltre 100 milioni di anni. Era già qui quando i dinosauri dominavano la Terra. Noi siamo gli ultimi arrivati.
Parliamo di un rettile marino — non un pesce, attenzione — che nel Mediterraneo ha trovato il suo quartier generale europeo. La caretta è la specie di tartaruga marina più diffusa nel nostro mare, e l'Italia ne è uno dei rifugi più importanti per la nidificazione, con spiagge da Lampedusa alle coste calabresi e pugliesi dove le femmine vengono a deporre le uova ogni estate. Un animale che ha scelto di restare, nonostante tutto quello che gli abbiamo messo contro.
Come riconoscerlo
La caretta non passa inosservata. Il capo è grande, robusto, quasi sproporzionato rispetto al corpo — ed è esattamente quella testa imponente che le ha valso il nome: Caretta deriva dal francese antico per "testa grande". Le mascelle sono potenti, ricurve, tagliate per triturare la resistenza di crostacei, molluschi e delle meduse che costituiscono buona parte della sua dieta. Non è un predatore di velocità: è un predatore di forza.
Il carapace — il "guscio" dorsale — ha una forma a cuore allungata, dai toni caldi del bruno-rossastro o del marrone ambrato sul dorso, con il piastrone (la parte ventrale) giallo-crema. Negli esemplari adulti può raggiungere i 90-110 centimetri di lunghezza, con pesi che si aggirano attorno agli 80-130 kg. I quattro arti sono stati ridotti dall'evoluzione in vere e proprie pinne — le anteriori, lunghe e potenti, sono i motori del nuoto; le posteriori, più corte, servono a scavare la buca nella sabbia durante la deposizione.
In acqua si muove con una grazia sorprendente per la sua mole, planando quasi in corrente. In superficie emerge brevemente per respirare: è un rettile, ha i polmoni, deve farlo. Una tartaruga a riposo può trattenere il respiro per ore; sotto stress o in fuga, i tempi si accorciano drasticamente — dettaglio cruciale quando viene intrappolata nelle reti.
Habitat e abitudini
La caretta è una viaggiatrice oceanica. I giovani appena nati, dopo aver percorso a tutta velocità i pochi metri di spiaggia che li separano dal mare (il momento più pericoloso della loro vita), vengono trasportati dalle correnti e trascorrono i primi anni in mare aperto, migliaia di chilometri dalle coste. Solo crescendo si avvicinano gradualmente alle acque costiere, dove trovano fondali rocciosi, praterie di Posidonia e ricchi pascoli di invertebrati.
Nel Mediterraneo le tartarughe frequentano prevalentemente le acque costiere e del piano neritico, fino a profondità di 200 metri, ma si trovano spesso vicino alla superficie — dove il sole scalda le acque e le meduse abbondano. Amano le correnti tiepide: la temperatura dell'acqua condiziona tutta la loro biologia, dal metabolismo alla capacità riproduttiva. Sotto una certa soglia termica entrano in uno stato di torpore simile all'ibernazione, che le rende vulnerabili agli spiaggiamenti.
La navigazione di precisione con cui individuano la loro spiaggia di nascita è uno dei fenomeni più affascinanti della biologia marina. La teoria più accreditata è che sfruttino il campo magnetico terrestre come una bussola e una mappa tridimensionale: percepiscono sia la direzione sia l'intensità del campo, il che permette loro di triangolare la posizione con una precisione che farebbe invidia a qualsiasi GPS. Una tecnologia biologica affinata in cento milioni di anni di selezione naturale.
Pesca e rapporto con l'uomo
Il rapporto tra Caretta caretta e l'uomo è, purtroppo, una storia di minacce più che di convivenza. La principale causa di mortalità nelle nostre acque è la cattura accidentale — il cosiddetto bycatch: ami di palangari da pesca al tonno e al pesce spada, reti a strascico, reti da posta. La tartaruga non è il bersaglio, ma finisce ugualmente intrappolata, e se non riesce a risalire in superficie per respirare muore per annegamento. Si stima che ogni anno nel Mediterraneo decine di migliaia di tartarughe vengano catturate accidentalmente.
Ma la pesca non è l'unica minaccia. L'ingestione di plastica è diventata una delle cause di morte più diffuse: le sacchette di plastica galleggianti assomigliano straordinariamente alle meduse, la preda preferita, e le tartarughe le ingoiano. I detriti si accumulano nello stomaco bloccando l'apparato digerente. Poi ci sono le collisioni con le imbarcazioni — eliche che feriscono o uccidono gli animali in superficie — e la distruzione e cementificazione delle spiagge di nidificazione: ombrelloni, stabilimenti, luci artificiali che disorientano i piccoli appena nati.
Cosa fare se si avvista una tartaruga in difficoltà, arenata o ferita? Non rimetterla in mare da soli: un animale debilitato che viene rimesso in acqua senza cure può annegare. Il numero da chiamare è la Guardia Costiera al 1530, attiva 24 ore su 24, che coordinerà il recupero con i centri specializzati. In Italia esistono numerosi centri di recupero per tartarughe marine — come il CRTM di Portici, il Tethys Research Institute, o il Centro Studi Cetacei — che ogni anno riabilitano centinaia di esemplari e li rimettono in mare. Un lavoro prezioso, fatto spesso con risorse limitate.
A tavola
Questa sezione, per una volta, è necessaria per dire una cosa sola e dirla chiaramente: la tartaruga marina non si mangia, non si cattura, non si tiene in cattività. È una specie strettamente protetta dalla legge italiana (DPR 357/1997), dalla Direttiva Habitat europea e da convenzioni internazionali come CITES e la Convenzione di Berna. Chiunque catturi, ferisca, uccida, detenga o commercializzi una tartaruga marina rischia sanzioni penali, non solo amministrative.
In passato, e lo diciamo a titolo storico, le popolazioni costiere mediterranee consumavano la carne di tartaruga marina — zuppe, conserve, grasso per uso medicinale. Era un'altra epoca, con ben altra pressione demografica e senza la consapevolezza che oggi abbiamo del collasso delle popolazioni. Quella pratica è storia, e giustamente è rimasta tale. Oggi la "tavola" della tartaruga marina è il mare aperto, e il nostro compito è fare in modo che il mare resti un posto dove possa nuotare libera.
Lo sapevi che…
- Il sesso lo decide il caldo: nelle uova di Caretta caretta non ci sono cromosomi sessuali come negli umani. Il sesso dei piccoli dipende dalla temperatura della sabbia durante l'incubazione: nidi più caldi producono più femmine, nidi più freschi più maschi. Con l'aumento delle temperature globali, i ricercatori stanno osservando uno squilibrio sempre maggiore verso le femmine — un effetto del cambiamento climatico direttamente misurabile nei nidi.
- Cento anni e non sentirli: la longevità di Caretta caretta è straordinaria. Si ritiene che alcune tartarughe possano vivere fino a 80-100 anni o più. Significa che una tartaruga adulta che vedete oggi in mare potrebbe essere nata quando i vostri nonni erano bambini. E potrebbe vedere anche i vostri nipoti, se gliene diamo la possibilità.
- Lacrime di sale, non di tristezza: le tartarughe marine sembrano "piangere" quando depongono le uova sulla spiaggia. In realtà quelle che scorrono sono le secrezioni delle ghiandole del sale: organi specializzati che eliminano l'eccesso di sali marini accumulato durante la vita in acqua. Una soluzione elegante a un problema fisico reale, non un dramma — anche se la scena rimane commovente.
- Navigatrici oceaniche: alcune femmine di caretta compiono migrazioni di migliaia di chilometri tra i pascoli di alimentazione e le spiagge di nidificazione. Esemplari marcati nel Mediterraneo sono stati ritrovati nell'Atlantico. La fedeltà alla spiaggia di nascita è talmente precisa che gli studiosi hanno identificato popolazioni geneticamente distinte legate a singole spiagge, separate di pochissimi chilometri.
- Sotto ombrellone si nasce male: i neonati di tartaruga si orientano verso il mare seguendo istintivamente la luce più brillante all'orizzonte — che in natura è il riflesso della luna e delle stelle sull'acqua. Le luci artificiali degli stabilimenti balneari le disorientano completamente, facendole camminare verso l'entroterra invece che verso il mare. Ecco perché nelle spiagge di nidificazione le luci notturne vengono spente o schermate durante la stagione: non è un capriccio burocratico, è letteralmente una questione di vita o di morte.
