Le aree marine protette italiane sono oltre trenta, e per chi pesca rappresentano la prima cosa da verificare prima di scegliere lo spot: i confini di zona valgono più di qualsiasi consuetudine locale, e le sanzioni in AMP sono tra le più severe.
Il sistema delle zone
- Zona A — riserva integrale: vietato pescare, ancorare, navigare (salvo autorizzati) e in molti casi anche balneare. È il cuore della tutela: nessuna eccezione per la pesca sportiva.
- Zona B — riserva generale: pesca sportiva generalmente vietata o riservata ai residenti dei comuni dell'AMP con autorizzazione dell'ente gestore. Navigazione e ormeggio regolamentati.
- Zona C — riserva parziale: pesca sportiva di norma consentita con autorizzazione, limiti di attrezzi e quantità, talvolta con divieto per specie sensibili (cernie, corvine).
Le regole ricorrenti
Quasi tutti i regolamenti AMP prevedono: autorizzazione nominativa (gratuita o a pagamento), divieto di gare, limiti giornalieri inferiori ai 5 kg nazionali, divieto di pesca subacquea anche in zona C, e obbligo di comunicazione delle catture. Alcune AMP impongono il rilascio per specie simbolo come la cernia bruna.
Dove informarsi
- Sito dell'ente gestore dell'AMP (comune, consorzio o parco nazionale): regolamento e modulistica;
- cartografia ufficiale con coordinate dei confini di zona — da caricare sul plotter;
- Capitaneria di Porto competente per ordinanze stagionali.
Perché le AMP convengono anche ai pescatori
Decenni di dati mostrano l'effetto «spillover»: le zone A esportano pesce adulto verso le acque circostanti, e ai confini delle AMP ben gestite si pesca di più e meglio che altrove. Rispettare i confini non è solo evitare la multa: è proteggere i vivai naturali che riforniscono i tuoi spot.


