Una spigola di ventotto centimetri, due sotto la misura legale, può costarti quanto una vacanza. E dal 2026 il conto lo fa la bilancia, non più il buonsenso del militare che ti ferma.
La novità è la Legge 75 del 21 aprile 2026, in vigore dal 29 maggio, che ha riscritto le sanzioni sulle taglie minime rendendole graduate: proporzionate al peso effettivo del pescato irregolare. Tradotto, il sistema ora ragiona a scaglioni, e conoscerli è la lettura più conveniente che un pescatore possa fare.
Il conto lo fa la bilancia

Partiamo dal caso più comune, il prelievo oltre il limite dei 5 chili al giorno. Qui gli scaglioni sono espliciti: da oltre 5 e fino a 10 chili la multa va da 500 a 3.000 euro; da 10 a 50 chili sale da 2.000 a 12.000; sopra i 50 chili si vola tra i 12.000 e i 50.000 euro (impianto sanzionatorio pesca marittima). Chi riempie il gommone "perché abboccavano" non fa una bravata: firma una cambiale a cinque cifre.
La violazione più generica, invece, quella di chi pesca dove o come non dovrebbe, parte da una sanzione amministrativa tra 1.000 e 3.000 euro. E c'è un moltiplicatore che pochi conoscono: se il pesce è una specie a rischio estinzione, la sanzione aumenta del 33 per cento. Non è uguale sbagliare con un sarago o con qualcosa di protetto: la legge pesa anche chi hai preso, non solo quanto.
Dove si smette di ridere

Poi c'è la fascia in cui la multa non è più il problema principale. Pescare in zona A di un'area marina protetta è tra le infrazioni più costose in assoluto, con sequestro di attrezzi e possibile rilievo penale. Il tonno rosso preso senza autorizzazione o fuori periodo comporta sanzioni pesanti e il ritiro dei titoli. E su certe specie si entra dritti nel penale: i datteri di mare, la cui raccolta distrugge la roccia in cui vivono, prevedono anche pene detentive, non solo multe.
A quasi ogni violazione si aggiunge poi la sanzione accessoria che brucia di più: il sequestro. Ti portano via il pescato, che se commestibile finisce in beneficenza, e spesso anche l'attrezzatura. E se recidivi, gli importi si appesantiscono e l'attrezzatura confiscata non torna più indietro. La canna da trecento euro pagata a rate diventa un souvenir della Guardia Costiera.
Come non finire mai in tabella

La cosa quasi comica è che evitare tutto questo è banale e gratis. Tieni un metro adesivo sul bordo della barca o del guadino e misura ogni pesce che ti lascia il dubbio: due secondi contro potenzialmente migliaia di euro. Informati sul regolamento della zona prima di uscire, perché "non sapevo che qui fosse zona A" non ha mai fermato un verbale. E poi la regola d'oro, quella che riassume tutte le altre: nel dubbio, rilascia.
Perché il pesce rimesso in acqua ha un unico grande pregio fiscale. Non è mai costato una multa a nessuno.


