È l'unica caccia in cui l'arma non è il fucile: è il tuo fiato. E il fiato, a differenza del fucile, può ammazzare chi lo tiene.
La pesca subacquea in Italia si fa solo in apnea, senza bombole, ed è tra le discipline più regolamentate che esistano. Non per accanimento burocratico, ma perché unisce due cose che il mare non perdona: un'arma vera e un uomo che smette di respirare. Le regole servono a non morire e a non far male a nessun altro. Vale la pena conoscerle davvero.
Le regole che ti tengono vivo

La prima regola sembra un dettaglio e invece è la tua vita: la boa segnasub. È un galleggiante con la bandiera rossa e la striscia bianca diagonale, e tu devi restare entro 50 metri dalla sua verticale. Non è una formalità: quella bandiera dice alle barche "qui sotto c'è un uomo", e il rischio numero uno del pescatore in apnea non è l'annegamento, è l'elica di un motoscafo che non ti ha visto.
Poi vengono le distanze, e sono buon senso codificato. Vietato pescare a meno di 500 metri dalle spiagge frequentate dai bagnanti: un arpione e i nuotatori non stanno nello stesso posto. Vietato entro 100 metri da reti, impianti e navi alla fonda. Il fucile si carica soltanto in acqua, mai a terra o in barca, e lo si tiene scarico appena esci dall'acqua. E si pesca solo dall'alba al tramonto: di notte, niente. Nelle aree marine protette, poi, l'apnea con fucile è quasi sempre vietata in ogni zona, senza eccezioni.
Il limite vero è nei tuoi polmoni

Poi c'è la regola che nessuna legge può importi abbastanza forte, e che uccide i più bravi più dei principianti: mai pescare da soli. Il nemico si chiama sincope da apnea, la cosiddetta sincope delle acque basse, e la sua caratteristica mostruosa è che non dà preavviso. Non c'è affanno, non c'è panico: il cervello, a corto di ossigeno in risalita, semplicemente stacca la spina. Un secondo prima stai bene, un secondo dopo sei svenuto. Da solo, a quel punto, sei perso.
L'unica difesa è il sistema di coppia: uno pesca, l'altro lo sorveglia dalla superficie, e ci si dà il cambio. Recuperi lunghi e ben ventilati tra un tuffo e l'altro, niente iperventilazione forzata (che inganna il corpo e ritarda l'allarme), idratazione. La regola non scritta è la più importante di tutte: nessun pesce vale una risalita di troppo. Il fondo di ieri sarà lì anche domani, tu no se forzi.
Il vantaggio di vedere prima di sparare

C'è una cosa che rende la pesca in apnea, fatta bene, la più etica di tutte: vedi la preda prima di prelevarla. Nessuna lenza cieca che aggancia quel che capita, nessun amo ingoiato da un pesce sotto misura. Prima di premere il grilletto sai già cos'è, quanto è grande e se è una specie che puoi prendere. Il che toglie ogni scusa: chi arpiona una cernia sotto taglia sapeva benissimo cosa stava facendo.
Valgono i limiti generali della pesca ricreativa in mare: la registrazione al ministero, il tetto dei 5 kg al giorno (salvo il singolo pesce più pesante), le taglie minime, e il divieto assoluto di vendere il pescato. Con il fucile in mano, selettività totale, e quindi responsabilità totale.
In apnea non porti a casa più pesce degli altri. Porti a casa solo quello che hai guardato negli occhi, e te stesso, che è la parte più importante.


