Stai calando un pezzo di metallo verniciato sotto una barca ferma, nella speranza di ingannare il pesce più veloce e sospettoso del Mediterraneo. Detta così sembra assurda. Eppure funziona, e il motivo è tutto in come cade quel pezzo di metallo.
Il vertical jigging è questo: mandi un jig sul fondo, lo fai risalire a strattoni e lo lasci ricadere, imitando un pesce foraggio ferito che non riesce più a tenere l'assetto. Nessuna pastura, nessuna esca vera. Solo movimento. E per capire perché il movimento basta, devi prima capire chi stai cercando di fregare.
La regina si chiama ricciola

La ricciola (Seriola dumerili) è un siluro muscolare che viaggia a una velocità di crociera intorno ai 50 km/h e arriva, negli esemplari da record, a 190 centimetri per oltre 80 chili (dati da scheda Seriola dumerili). Immagina un motorino lanciato a tavoletta che però ci ripensa all'ultimo se qualcosa non lo convince: potente, diffidente, e con uno scatto in attacco che ti stacca la spalla se non sei pronto.
C'è un dettaglio che la tradisce, ed è l'età. Le ricciole giovani, quelle con le sfumature gialle sui fianchi, vivono in branco e sono molto più confidenti; da vecchie diventano solitarie e caute. Ecco perché sotto una barca puoi trovarne dieci affamate una mattina e una sola, impossibile, quella dopo. Non è cambiato il mare: è cambiata l'anagrafe di chi è passato.
La ricciola caccia dal basso, spingendo il pesce foraggio verso la superficie. E qui sta il trucco: un jig che risale a scatti e poi ricasca inerte, per lei, è esattamente la sagoma di una preda che ha già perso la battaglia. Non deve inseguire niente. Deve solo raccogliere.
Tutto succede nella caduta

Qui viene la cosa che i principianti non credono: il pesce non mangia quasi mai mentre tiri. Mangia mentre il jig scende. La stragrande maggioranza delle mangiate arriva in caduta, il che vuol dire che ogni discesa va accompagnata con la lenza in leggera tensione, mai lasciata in bando totale, o non senti nulla e la ricciola ti sputa il ferro prima che tu abbia capito.
Come cade un jig lo decide il suo baricentro, cioè dove hanno concentrato il piombo dentro il metallo. È l'unica cosa che conta davvero, più della marca e più del colore:
- Peso in coda (long jig): scende dritto e veloce, quasi verticale. È il jig delle ricciole e dei predatori veloci in corrente, lavorato a jerkate secche e continue dal fondo a mezz'acqua.
- Peso al centro (slow pitch): plana di fianco e "sfarfalla" scendendo, lampeggiando come un pesce che si rigira. È il jig dei pesci lenti e diffidenti — cernie, dentici, scorfani — che colpiscono nella pausa, non nello strappo.
Sembra un tecnicismo da negozianti. È invece la differenza tra un'esca che passa davanti al pesce giusto col movimento giusto e un lingotto che scende come un sasso e non racconta niente a nessuno.
Il peso, il colore, il ferro

La regola del peso è aritmetica spiccia: uno e mezzo, due grammi per ogni metro d'acqua. Su 60 metri parti da 100-120 grammi, e sali se la corrente è forte o il trecciato è spesso. Il jig deve restare sotto di te, verticale: se la lenza spancia e taglia di traverso, hai già perso il contatto e stai pescando un altro mare. Meglio un jig pesante che controlli di uno leggero che vaga.
Il colore è governato dalla luce, e la luce sott'acqua è una bugia. Il rosso è il primo colore che sparisce: già intorno ai cinque metri l'acqua se lo mangia, e sotto i 100 metri non esiste più nessuna tinta calda. Perciò acqua limpida e sole vogliono naturali, argento, sardina; acqua velata e profondità vogliono glow, quel verde fosforescente che si carica di luce e resta visibile dove tutto il resto è grigio. Parti dal naturale, passa al glow se il sonar segna pesce che non risponde.
Un'ultima cosa sul ferro. Sui jig si montano assist hook, ami singoli su cordino corto in testa, non le vecchie ancorette a tre punte. Ferrano meglio, si impigliano meno, e soprattutto fanno molto meno danno alla ricciola che magari vuoi rimettere in acqua. Perché la ricciola più bella è quella che combatti per venti minuti e poi guardi ripartire: hai vinto tu, e lei nuota ancora a cinquanta all'ora.


