La frizione tarata male è il primo motivo per cui si perde il pesce della vita. Punto. Non il nodo, non la canna, non la sfortuna: quella rondella che stringi a caso prima di partire.

Eppure quasi tutti la regolano "a sensazione", con due dita sul filo, e si accorgono che era sbagliata solo nell'unico istante in cui conta. Il bello è che tararla per bene è questione di trenta secondi e di un concetto solo, rubato all'impianto elettrico di casa.

La frizione è un fusibile

Tarare la frizione — La frizione è un fusibile

Pensa alla frizione come al salvavita del contatore. Quando il carico supera la soglia di sicurezza, invece di far saltare tutto stacca: cede filo prima che il filo si spezzi. Il suo mestiere non è trattenere il pesce, è sacrificare qualche metro di lenza per salvare il nodo.

Da qui la regola d'oro, ed è controintuitiva perché sembra troppo morbida: la frizione si tara a circa un terzo del carico di rottura del filo più debole del sistema, che quasi sempre è il terminale (indicazioni tecniche standard: valore di strike tra il 20 e il 33% del carico di rottura). Un terminale da 6 chili vuole una frizione che inizia a cedere sui 2 chili scarsi, non sui 6. Sembra pochissimo, e c'è un motivo preciso.

Il motivo è che quel numero statico non è il carico vero. In combattimento si sommano l'attrito del filo negli anelli, l'angolo della canna che fa da leva, e soprattutto i colpi di testa del pesce, strappi improvvisi che moltiplicano la tensione sul nodo in una frazione di secondo. Se tari al massimo del filo, il primo scatto della ricciola trova zero margine, e il nodo salta. Il terzo è lo spazio di sicurezza che assorbe gli imprevisti.

Trenta secondi e un peso qualsiasi

Tarare la frizione — Trenta secondi e un peso

Il modo preciso vuole un bilancino digitale, di quelli che usi per pesare le catture. Monti la canna completa, passi il filo in tutti gli anelli, leghi il bilancino all'amo, tieni la canna a circa 45 gradi come in pesca e tiri: leggi a quanti chili la frizione comincia a scorrere in modo fluido e regoli la ghiera fino al valore che vuoi. Fatto: hai una frizione misurata, non immaginata.

Non hai il bilancino? La natura ti offre un dinamometro gratis: una bottiglia d'acqua. Una da due litri piena pesa due chili tondi. Appendila al terminale con la canna a 45 gradi e regola la ghiera finché la frizione la fa scendere piano invece di reggerla immobile. Grezzo, sì, ma infinitamente più affidabile del pollice premuto sulla bobina, che sbaglia sempre in eccesso.

In combattimento non si tocca

Tarare la frizione — In combattimento non si tocca

Ecco l'errore che vanifica tutto il lavoro fatto prima: durante il combattimento il pesce spinge, il panico sale, e la mano corre a stringere la ghiera. Non farlo. Una frizione chiusa nel momento sbagliato non fai in tempo a riaprirla, e il colpo dopo ti lascia il terminale in mano. Se davvero ti serve più pressione in quell'istante, alza l'angolo della canna o appoggia il palmo sulla bobina, il cosiddetto palming, che togli in un decimo di secondo appena il pesce riparte.

Due ultime abitudini che allungano la vita alla frizione. A fine giornata allenta sempre la ghiera: le rondelle tenute compresse per mesi si deformano e la frenata diventa a scatti. E la taratura va rifatta ogni volta che cambi il filo o il terminale, perché è su quello che l'hai calcolata.

La frizione giusta ha un suono, ed è il più bello della pesca: canta mentre il pesce corre. Se invece la senti strappare a scatti, non stai combattendo. Stai già perdendo.